Cenni storici vitivinicoltura Piemonte

La strada che ha condotto il paesaggio delle colline centrali del Piemonte, delle Langhe Roero e Monferrato, ad essere riconosciute patrimonio mondiale dell'UNESCO, nel giugno 2014, per il suo paesaggio di eccezionale bellezza legato alla sua cultura della vite è decisamente lunga, e trae le sue origini almeno dall'età romana.

Ci sono testimonianze di Tito Livio che menziona il Barbaresco, o di Plinio il Vecchio che descrive le caratteristiche dei vigneti piemontesi. Più avanti, nel 1200, Pier de' Crescenzi, autore del primo trattato di agricoltura, elogia i sistemi di coltivazione adottati dai contadini del Monferrato.

Il rilancio dell'enologia italiana trae le sue origini anche dal rinascimento dell'enologia piemontese della metà del XIX secolo. Fino a quel momento la produzione del Piemonte era prevalentemente dolce: per perseguire fini prevalentemente commerciali, infatti, si utilizzava il Barolo per rifornire di vini la potente repubblica marinara di Genova. Il vino dolce, che doveva prendere la via dei lunghi viaggi in mare, riusciva meglio degli altri a sopportare le insidie assicurando una migliore conservazione.

L'episodio che segnò la svolta vede protagonisti Giulietta Faletti, marchesa di Barolo, e l'enologo francese Louis Oudart. La prima chiese ad Oudart di migliorare i vini da Nebbiolo prodotti nella sua cantina, e l'enologo intuì che poteva ottenere un ottimo vino secco. Nacque così il Barolo e fu grazie a Camillo Benso conte di Cavour, che decise di convertire le cantine della sua tenuta alla produzione di Barolo, che questo vino iniziò ad acquisire la sua fama a livello nazionale ed internazionale. 

Seguì nel 1867 la prima fiera enologica organizzata a Torino, e nel 1894 la fondazione di una cantina sociale per l'esclusiva produzione del Barbaresco.

Per un altro secolo e mezzo i vignaioli piemontesi hanno prodotto vini sfusi destinati al consumo di massa fino al 1960, quando decisero di puntare sulla qualità, con un grande lavoro di abbattimento delle rese e con la selezione dei Cru di Barolo e Barbaresco.

Dal punto di vista geografico il Piemonte è la seconda regione più estesa d'Italia, dopo la Sicilia, e presenta un'ampia varietà dal punto di vista climatico. Il territorio piemontese si compone di aree montuose, comprese nel settore occidentale dell'arco alpino; aree collinari, soprattutto nella zona del Monferrato e delle Langhe, ed una pianura centrale, in cui tutti i fiumi e torrenti che scendono a valle confluiscono nel Po.

La grande differenza tra le colline del sud e quelle del nord del Piemonte sta nel fatto che le Langhe sono colline tettoniche, formatesi in seguito all'innalzamento dei fondali marini, mentre quelle del nord sono moreniche: cumuli di detriti e rocce, sassi e ghiaia trascinati a valle dai ghiacciai e ivi depositati al loro scioglimento.

In questa varietà di suoli ed altitudine, il clima del Piemonte può definirsi continentale, per cui ci troviamo in una regione a clima generalmente temperato, con estati umide e calde, rinfrescate da violenti temporali, autunni nebbiosi e piovosi, inverni mediamente freddi con nevicate abbondanti in collina e primavere relativamente miti.

La combinazione di territorio e clima si rivela quindi adatta alla coltivazione di alcuni vitigni autoctoni che qui hanno trovato la loro più felice espressione, a cominciare dal Nebbiolo e dal Barbera, che la viticultura piemontese ha saputo esprimere ai massimi livelli mondiali.

È così che, accanto a vini ormai mitici, come Barolo e Barbaresco, il Piemonte offre molti vini più economici, ma altrettanto validi, come le Barbere d’Asti, Nizza e Alba e alcuni sorprendenti Dolcetto, oltre a pregiati Nebbiolo.

I bianchi rappresentano un terzo della produzione totale, e la loro qualità è in crescita costante, con alcune eccellenze, come il Colli Tortonesi Timorasso. Di primo piano la produzione di vini dolci, con 80 milioni di bottiglie esportate tra Moscato e Asti spumante.

Dai 47.000 ettari complessivi dei vigneti piemontesi si ricavano ogni anno circa 350 milioni di bottiglie.

Il valore di 1 ettaro di Barolo, nelle zone più importanti, supera ormai il milione di euro.

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